venerdì 26 novembre 2010

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Giornata contro la violenza sulle Donne

Fermiamo il femminicidio!!!!
La collettiva Clitor(i)dee il 25 novembre, giornata contro la violenza di genere scende in piazza per dire ancora una volta NO alle violenze, alle forme di discriminazioni, oppressioni e diritti mancati. In un mondo ormai dettato dal regime maschilista la Donna trova ancora una volta spazio e volere di ribellarsi e gridare contro!
La violenza sulle donne, di qualunque età, razza e religione ancora nel 2010, continua inesorabile. Noi diciamo: BASTA!
Ci sono troppe vittime della violenza ed effettivamente la cronaca nera affronta quasi giornalmente tali casi, é documentato che il 69% degli stupri compiuti in Italia sono attribuibili a partner, mariti o fidanzati, mentre il 6% ad estranei alla donna, che in Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche e che le violenze domestiche rappresentano la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.
Ogni settimana in Italia moltissime donne vengono uccise, riportiamo un elenco di donne che sono morte o che hanno rischiato di morire, e tale elenco riguarda solo il mese di ottobre:
Santina Tronci è stata picchiata, accoltellata e abbandonata in fin di vita dal marito.
Lea Garofalo era scomparsa un anno fa. Oggi sappiamo che il suo ex compagno ha ordinato il suo sequestro e l’ha fatta sciogliere nell’acido.
Kamila Lysadorska è stata uccisa a coltellate dall’ex fidanzato, italiano.
Anna de Pilla, è stata picchiata a morte dal marito.
Anna Maria Riva, è stata accoltellata dal figlio
Anna Maria Lotti e Eva Bigalli, rispettivamente madre e figlia, sono state accoltellate da un vicino di casa.
Paola Carlevaro viene strangolata nel sonno dal marito
Silvia Betti viene accoltellata dal marito
Maricica Hahaianu, viene colpita da un pugno di un italiano e poi muore.
Maria Luigia Pozzoli viene accoltellata a morte da un uomo
Petronilla Sanfilippo viene accoltellata e poi finita con un ferro da stiro
Beatrice Sulmoni, il cui corpo è stato ritrovato nel lago in zona Ticinese, uccisa dal marito che prima di gettarla in acqua aveva tentato di decapitarla.
Begm Shnez viene uccisa a sassate dal marito mentre il figlio tenta di far fare la stessa fine alla sorella. E si potrebbe continuare.. Basta, Basta, Bastaaaaa!!!!!!
Sentendo i vari fatti di cronaca è impossibile non notare come molte delle donne che sono morte ammazzate avessero denunciato i loro aggressori, i quali sono raggiunti da un’avvertenza, ma ciò non serve a fermarli, è solo una specie di ammonizione, che questa legge sullo stalking si propone di fare, e assolutamente non tutela la Donna, anzi la denuncia ha spesso l’effetto di incattivire il persecutore e non ferma in alcun modo la sua condotta persecutoria che può sfociare in gravi aggressioni, fino all’omicidio.
Ed è per questo che ancora una volta unite scenderemo in piazza dove ANTISESSISMO, ANTIFASCISMO, ANTIRAZZISMO E SOLIDARIETÀ' saranno le nostre parole chiave. Ricordiamo un’altra forma di violenza quella perpetrata dai fascisti il 28 novembre 1977, data in cui moriva Benedetto Petrone, giovane antifascista assassinato da un gruppo ideatore e proclamatore di uno stato patriarcale.
Denunciamo questo stato di cose e lo sfruttamento del corpo della donna nelle diverse campagne razziste, iniziando da uno Stato che tutela i profitti ed ignora i soggetti sociali più deboli come donne, omosessuali, migranti, lavoratrici e studentesse.

venerdì 12 novembre 2010

Articolo 2 pubblicato sul giornale L'URLO/novembre

DONNE, OLTRE ALLE GAMBE C’E’ DI PIU’………
……….. studentesse, lavoratrici, madri, migranti !

Il 16 ottobre si è tenuta a Roma la manifestazione indetta dalla Fiom contro gli attacchi dell’attuale governo e Confindustria ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori; l’evento ha visto una importante partecipazione delle donne che impongono la loro presenza in questo conflitto sottolineando il contrasto tra la soggettività femminile e le condizioni materiali, culturali e di potere che ne impediscono la piena affermazione ed autodeterminazione.
Se da un lato sono le prime ad essere messe in cassa integrazione e/o ad andar via accettando anche piccole somme che gli uomini rifiutano, a fronte di esodi incentivati, quando le aziende aprono le porte a processi di ristrutturazione, dall'altro sono le prime ad essere assunte quando si tratta di essere sottopagate. Ritmi e carichi di lavoro crescono, turni di notte, lavoro il sabato e nei festivi, il controllo e il regime di comando nei reparti produttivi diventa sempre più ossessivo. La maternità e il lavoro di cura, considerate solo come un costo aziendale e un impedimento alla produttività, sono fatte vivere alle lavoratrici come colpa e frustrazione professionale. E’ inesistente un intervento pubblico a sostegno del lavoro di cura, il peso del vivere quotidiano tra casa e lavoro viene scaricato sulle spalle delle donne in un contesto culturale che attribuisce ad esse un’inclinazione al lavoro di riproduzione o che considera il salario femminile un elemento marginale del reddito di una famiglia, perché tocca agli uomini mantenerla e alle donne averne cura.
Le donne sono stanche di subire nell’ambito delle mura domestiche, nei luoghi di lavoro, nei luoghi pubblici, nelle università ecc. e lo hanno dimostrano scendendo in piazza a Roma portando la loro duplice, triplice condizione di Donne, Lavoratrici, Studentesse, Madri, Migranti per urlare contro la misera riforma delle università, gli attacchi ai contratti collettivi nazionali del lavoro, il razzismo, la privatizzazione dei consultori, le devastazione ambientali, come le donne di Terzigno, in prima fila a difendere il territorio ed il diritto alla salute.
Le donne ci sono e sono consapevoli della necessità di unire tutte quelle lotte che partono dalla società, dalla bassa società dove i figli di un dio minore, anzi i figli ormai di nessuno, vivono il reale disagio sociale a fronte di poche classi, che si arricchiscono ingiustamente. Le donne ritengono che sia indispensabile recuperare una coscienza di genere perché noi donne siamo doppiamente oppresse, in quanto donne ed in quanto appartenenti a classi sociali subalterne. Tutte queste contraddizioni sono emerse nella manifestazione, grazie alla massiccia presenza delle donne, alla quale ha partecipato anche Clitor(i)dee, collettivo femminista di Bari.

Le donne lo sanno chi è Marchionne! Le donne sanno anche chi è Landi! Donne come Ghita Marzano, delegata Fiom e donna lavoratrice dell'Agile ex Eutelia di Bari, che abbiamo incontrato e che ci ha riportato la sua esperienza. 
Come ha vissuto l'esperienza lavorativa nell'ambito della sua azienda, ritiene di aver subito discriminazioni di genere, dalla retribuzione, agli avanzamenti, nella parte iniziale della sua carriera? 
Io, come anche le altre lavoratrici e lavoratori, abbiamo subito una reale violenza verbale da parte dell’ex proprietario di Eutelia, quel famoso sig. Landi che si rese protagonista dell’incursione notturna con 15 vigilantes nella nostra sede di Roma presidiata da un gruppo di colleghi; nei tre anni che è stato il nostra titolare ha esercitato un vero e proprio mobbing, volto a cogliere le nostre debolezze, a metterci gli uni contro gli altri, a creare una lotta tra soggetti nelle stesse condizioni, ad eliminare i lavoratori, quando si accorgeva che non poteva più contare sulla nostra fidelizzazione. Abbiamo subito riduzioni di mansioni, l'umiliazione che ciò ha comportato, lo sconforto che portava la consapevolezza di essere spogliati della professionalità ed esperienza, acquisita negli anni. In relazione alla retribuzione, gli stipendi erano stabiliti in modo paritario, e nel mio caso specifico, ricoprendo un ruolo amministrativo, non ho avuto la possibilità di conseguire degli avanzamenti, ma non come donna, ma per il settore in cui lavoravo. C'è da dire però che nella sede barese, su un totale di 130 lavoratori, solo 30 erano donne. La dirigenza aziendale, a livello nazionale contava una presenza femminile, in un rapporto di 1 a 10 con la componente maschile.  
Che ne è stato del suo futuro lavorativo, in quanto donna, dal 2009, anno in cui avete intrapreso la mobilitazione nazionale e ha riscontrato delle disparità nella scelta del personale da avviare alla cassa integrazione? 
Le donne, anche se le vedeva svantaggiate in proporzione, sono state messe più facilmente in cassa integrazione, poiché si è presupposto che sarebbe stato meglio favorire gli uomini, portatori di un unico reddito nel nucleo familiare, piuttosto che le donne, che potevano avvalersi della retribuzione dei mariti. Come donna amministrativa e cassa integrata, a 48 anni riscontro numerosi problemi a reinserirmi nel mondo del lavoro, poiché mi si impone di spogliarmi del mio passato, della mia esperienza e di chinare la testa. Ad una mia amica, durante un colloquio, per cercare un nuovo lavoro, le è stato chiesto se avesse desiderato avere dei figli, dalla dirigente aziendale, anch'essa una donna. E la stessa ha ottenuto tale impiego, dopo aver assicurato di non volerne avere. Ai colleghi maschi, candidati per la stessa posizione lavorativa e per le stessa qualifica, tale domanda ovviamente non è stata posta.  
Il ruolo che lei ha ricoperto è stato di una donna che ha saputo far valere le sue posizioni e come delegata sindacale ha rappresentato un collante tra i lavoratori e un punto di riferimento. Non ha mai rivestito i ben noti panni della donna stereotipata dalla società e dalla cultura del patriarcato, sempre in secondo piano rispetto all'uomo, muta, silenziosa. Ghita ha gridato, si è imposta, ha saputo farsi ascoltare, è una lavoratrice, una madre e una moglie, che non ha dimenticato di essere prima di tutto una donna. 

venerdì 8 ottobre 2010

appello alla partecipazione manifestazione 16 ottobre Roma

Clitor(i)dee-collettivofemminista-Bari:appello alla partecipazione manifestazione 16 ottobre Roma

Art. L'Italia è una Repubblica, fondata sulle lavoratrici!

Assistiamo da anni ad una politica governativa che vuole soltanto eliminare il potere dei lavoratori nei luoghi di lavoro cancellando ogni diritto e forma di tutela, provvedimenti che strumentalizzano la crisi per annullare le conquiste sociali, a partire da quelle ottenute con le lotte del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, e riportare la società in un passato in cui vale solo la legge del più forte e dei profitti.

E’ sufficiente pensare alla discussione in Parlamento sulle proposte del ministro Sacconi, che riguardano il collegato al lavoro, la sostituzione dei giudici e dei tribunali con arbitri, l’attacco allo Statuto dei lavoratori e la messa in discussione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di poter liberamente contrattare la propria prestazione lavorativa in azienda. Il lavoro diventa pura merce e ad appendice dell’impresa.

A Pomigliano,infatti, è iniziato un programma di smantellamento dei diritti fondamentali dei lavoratori che ha trovato il consenso dei poteri forti del nostro paese. L’inaccettabile accordo separato, firmato da Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl, prevede gravi deroghe al contratto nazionale sugli orari di lavoro, sul trattamento di malattia, sull’organizzazione del lavoro. E Pomigliano è stato solo l’inizio per un attacco complessivo a tutto il mondo del lavoro che sono privati dei loro diritti, compreso il diritto di sciopero; ma il tutto viene giustificato in nome della globalizzazione !

La disdetta del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici è intento evidente della volontà politica e sindacati complici che vuole rendere il contratto nazionale lettera morta con la conseguenza che in futuro saranno gli accordi aziendali, e quindi i poteri forti a dettare regole senza limiti e in mancanza di una contrattazione sindacale che viene svuotata del suo ruolo all’interno dei luoghi di lavoro. La subordinazione del fattore lavoro al fattore capitale produrrà inevitabilmente riduzioni di manodopera, aumento della fatica e dello sfruttamento, utilizzo senza limiti delle forme precarie di lavoro, eliminazione di ogni forma di sicurezza e stabilità lavorativa.
Ed in questo settore, quando le aziende aprono le porte a processi di ristrutturazione Le donne sono le prime ad essere messe in cassa integrazione e/o ad andar via accettando anche piccole somme che gli uomini rifiutano a fronte di esodi incentivati. Ritmi e carichi di lavoro crescono, turni di notte, lavoro al sabato e nei festivi, , il controllo e il regime di comando nei reparti produttivi diventa sempre più ossessivo.
La maternità e il lavoro di cura, considerate solo come un costo aziendale e un impedimento alla produttività, sono fatte vivere alle lavoratrici come colpa e frustrazione professionale. E’ inesistente un intervento pubblico a sostegno del lavoro di cura, il peso del vivere quotidiano tra casa e lavoro viene scaricato sulle spalle delle donne in un contesto culturale che attribuisce alle donne un’inclinazione al lavoro di riproduzione o che considera il salario femminile un elemento marginale del reddito di una famiglia, perché tocca agli uomini mantenerla e alle donne averne cura.
L’attacco al contratto nazionale e la possibilità di deroghe allo stesso, in una situazione già discriminatoria per le donne, avrebbe l’inevitabile conseguenza di continuare a peggiorare ancor di più la condizione della donna nella misura in cui ogni potere decisionale viene conferito esclusivamente ai padroni.

Ed per questo che, Clitor(i)dee lancia questo appello a tutti lavoratrici, lavoratori, precari, disoccupati studenti, pensionati, associazioni per partecipare alla manifestazione del 16 ottobre a Roma …..per reagire in modo unitario e compatto a questo attacco del Governo .

mercoledì 29 settembre 2010

Primo articolo de L'Urlo-Giornale aperiodico di movimento

Clitor(i)dee…lo leggete??? Lo vedete??? Lo capite???? E perché non lo dite????

(i)

questo è il nostro clitoride, questo è il simbolo di quello che vogliamo: vogliamo riprenderci il nostro corpo..perché è nostro!

Perché al giorno d’oggi il nostro corpo va difeso e protetto!!!

Si, il nostro corpo..quello continuamente offeso dalla propaganda di stupro che si fa in televisione, e che si fa sui manifesti..!

Il nostro corpo, donne, viene continuamente venduto!!!
Il nostro corpo, donne, viene sempre denudato senza il nostro permesso!!!
Il nostro corpo, donne, viene zittito e malmenato nei CIE come nelle case!!!
Il nostro corpo, donne, viene continuamente sfruttato da chi ci vede come contenitore di una nuova vita!!!
Il nostro corpo, donne, viene continuamente alterato da chi ci vuole sempre giovani e belle!!!
Il nostro corpo, donne, viene lapidato!!!

Da qui la nostra esigenza di non parlare al maschile perché il maschile non ci può dare risposte sulla nostra autodeterminazione e sulla nostra liberazione sessuale!

Nasciamo cosi come clitor(i)dee, un collettivo femminista, antifascista, antisessista che fa propria la pratica politica non mista come un momento di riflessione e condivisione di pratiche e linguaggi che non parlino al maschile.
La parità formale che oggi vantiamo qual è???

Quella per la quale possiamo lavorare ma essere cosi vittime di un doppio lavoro, di cui uno sicuramente precario e l'altro di cura del focolare familiare, dove la donna rimane ancora vittima del patriarcato.

Le nostre scelte, dall’aborto alla sessualità,non ci vedono protagoniste perché non siamo libere di scegliere e di autodeterminarci: il femminicidio, c’era, c’è e continuerà ora più che mai ad esistere se c’è chi osa anche solo immaginare che i centri antiviolenza vengano chiusi.

Siamo attaccate in quanto donne! Femminicidio è la violenza sulle donne in quanto donne.
Non si tratta di un problema di ordine pubblico, e non ce ne facciamo nulla del pacchetto "insicurezza" in un clima securitario che strumentalizza i migranti, in quanto soggetti oppressi.

Il femminismo è una pratica politica che è necessario mettere in atto e che ci fa esporre pubblicamente rispetto a tutto ciò che concerne il vissuto di tutte le donne. Esporsi significa non far passare inosservate e denunciare tutte quelle violenze, quei soprusi, quei limiti all’autodeterminazione che quotidianamente vengono messi in atto da politiche e da atteggiamenti chiaramente maschilisti.

Siamo un collettivo non separatista, osiamo il conflitto sociale e affermiamo il nostro NO alla pena di morte e a tutte le forme di violenza che vengono inflitte alle donne in quanto donne: Sakineh è per noi la storia di un sopruso, è purtroppo la storia di tante donne!!!

Potere alle donne!

Clitor(i)dee
clitoridee@gmail.com (fb)
collettivoclitoridee.blogspot.com (blog)

lunedì 28 giugno 2010

Cineforum: Processo per stupro


PROIEZIONE E DIBATTITO SU:

Processo per stupro

È il 1979 quando un collettivo di autrici della RAI realizza

Processo per stupro, un film che documenta per la prima volta in

Italia la ferocia dei procedimenti giudiziari nei confronti delle

donne stuprate. Lo stupro subito da Fiorella, aggredita e

violentata da uomini che conosceva, ci ricorda che, allora

come oggi, l’80% degli stupri avviene ad opera di

uomini noti alle vittime, mentre i casi di stupro ad opera di

sconosciuti, esaltati da una stampa miope e di fatto connivente,

rappresentano una esigua minoranza.


  • per l’autodeterminazione delle donne

  • per prendere coscienza

  • contro l’oppressione del patriarcato

perché ad ogni azione corrisponde una reazione!


E A SEGUIRE FESTA DI AUTOFINANZIAMENTO E MUSICA


Giovedì 1 luglio 2010 h 19:30

c/o l’ex Socrate occupato Via Fanelli – Bari

Contatti mail/fb: clitoridee@gmail.com

http://collettivoclitoridee.blogspot.com


martedì 22 giugno 2010

Processo per stupro

Nelle ultime riunioni del collettivo stiamo investigando la storia dell'emancipazione femminile dagli anni ' 70 ai giorni nostri. Ciò è utile sia per una formazione interna del collettivo, ma anche per la presentazione del documentario "Processo per stupro" che abbiamo deciso di proiettare l'1 luglio alle ore 19.30, presso l'ex-socrate occupato.

Riportiamo alcune sentenze:

Aprile 1994. E' "arduo ipotizzare" una violenza sessuale fra coniugi in caso di coito orale in quanto la donna "avrebbe potuto in ogni caso facilmente reagire e sottrarsi al compimento dell'atto da lei non voluto".

Agosto 1997. Se il capufficio dimostra un "sentimento profondo e sincero" nei confronti della segretaria, non può essere accusato di molestie sessuali sul lavoro, anche se la invita a cena e tenta di baciarla.

Gennaio 1998. Le lacrime di una donna violentata possono diventare un elemento che "inchioda" l'uomo che ha abusato di lei e valere come elemento probatorio "idoneo a garantire la sincerità delle dichiarazioni della parte offesa".

Giugno 1998. La guancia di una donna non è una "zona erogena" ma baciarla senza il consenso dell'interessata ha "tutte le caratteristiche dell'atto sessuale".

Febbraio 1999. Impossibile commettere violenza carnale su una ragazza che indossa i jeans. Così la cassazione assolve l’istruttore di scuola guida condannato per stupro in primo e in secondo grado. Secondo la Cassazione la mancanza di segni di colluttazione tra i due sarebbe la ulteriore prova che la ragazza non ha opposto resistenza, tanto più che, dopo il rapporto, si era rimessa alla guida dell’autovettura insieme al suo stupratore.

Aprile 1999. La Corte afferma che violentare una donna incinta al settimo mese non configura una circostanza aggravante del reato di violenza sessuale. E in più si afferma che è anche possibile applicare al violentatore la diminuzione della pena minima per attenuanti generiche perché il caso può anche essere ritenuto tra quelli di "minore gravità".

Ottobre 1999. Sono sufficienti due violentatori per far scattare l'aggravante della violenza sessuale compiuta dal branco.

Dicembre 1999. Non ha diritto a sconti di pena il violentatore che non riesce a congiungersi carnalmente con la vittima per la resistenza che questa gli oppone.

Febbraio 2001. La Cassazione stabilisce che la "palpata" ai seni è violenza sessuale al pari di tutti gli atti connotati da "repentinità" e imprevedibilità posti in essere da chi intende, agendo all'improvviso, "vincere la resistenza delle vittime". La condanna riguarda un impiegato di un istituto tecnico che toccava le allieve.

Novembre 2001. I giudici ribadiscono che la circostanza che una donna indossi i jeans non è da sola sufficiente a escludere il reato di violenza sessuale, specie se la paura della vittima di subire altre violenze da parte dell'assalitore determina la possibilità di sfilare più facilmente i pantaloni.

Dicembre 2002. Il fatto che una donna sia "disinvolta" e "disponibile all' approccio amicale non può costituire motivo per concedere all'uomo che l'ha violentata l'attenuante e la riduzione di pena prevista per i fatti di minore gravità".

Novembre 2005. Nel caso riguardante due uomini la Cassazione sentenziò che la "palpatina" sui pantaloni di una persona configura il reato di violenza sessuale se chi la riceve non è consenziente.

Febbraio 2006. La cassazione decide che una quattordicenne non può aver subito violenza dal proprio patrigno perché non “illibata” e perché – dato che ha avuto delle esperienze – si ritiene in grado di dominare un rapporto del genere.

Aprile 2006. Se l'ambiente nel quale viene commesso è degradato, il reato di stupro, anche se su minore, è considerato meno grave. Così ha deciso la corte d'appello di Roma, che ha concesso le attenuanti generiche, applicando anche uno sconto di pena, a due imputati accusati di aver ripetutamente violentato una ragazzina prima e dopo il compimento del suo quattordicesimo anno d'età.

Aprile 2006. La sentenza della Terza Sezione penale della Cassazione decide che lo stupro di una minorenne è meno grave se la ragazzina ha già avuto rapporti sessuali.

Maggio 2006. La Corte d'Appello di Cagliari riduce la pena ad un uomo condannato di stupro perchè il reato commesso contro la moglie sarebbe "più lieve"."Il danno psicologico di una aggressione subìta dal coniuge minore rispetto a quello provocato da un estraneo"

venerdì 11 giugno 2010

Fallocrazia e corpi di servizio

Dal workshp Antifascismo Viola: http://antifascismo-viola.noblogs.org/
Vedi anche: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/ (parte destra in grigio Antifa)
La colonna sonora è tratta da Malarazza di Ginevra di Marco

Fallocrazia e corpi di servizio 2

domenica 9 maggio 2010




Undicesimo comandamento: non associare l'omosessualità alla pedofilia e l'aborto all'omicidio!!!

Undicesimo comandamento: non associare l'omosessualità alla pedofilia e l'aborto all'omicidio!!!

4 aprile 2010, monsignor girotti:
“La pedofilia si perdona, l’aborto no!”
12 aprile 2010 cardinale bertone:
"… non c'è relazione tra celibato e pedofilia…c'è una relazione tra
omosessualità e pedofilia. Si tratta di una patologia che interessa
tutte le categorie sociali, e preti in minor grado in termini percentuali".



Più che finocchi si direbbe prezzemolini.
Gli omosessuali vengono troppo spesso tirati in mezzo in discorsi di politici e potenti, quasi fossero un intercalare. Sarebbe troppo vittimistico parlare di capro espiatorio, ma vengono usati come elemento di distrazione ogni qual volta si cerca di sviare dal dare risposte importanti. È successo in politica con il caso Marrazzo in risposta al caso Berlusconi e le sue escort, è successo di nuovo con il Vaticano in risposta agli ormai evidenti casi non isolati di pedofilia da parte dei preti. Quest’ultimo caso è però molto più grave e pericoloso del primo, poiché mischia scienza (o presunta tale) e fede, ovvero filosofia, spesso cecità assoluta.
Inutile dire che è insensato, quasi ridicolo, associare l’omosessualità alla pedofilia, la prima considerata dall’Oms non più malattia ma variante comportamentale, la seconda vera e propria patologia clinica.
Il vero problema è la Crociata pseudo-culturale che il Vaticano sta portando avanti contro i soggetti LGBIT o ogni altra forma di non-Famiglia, crociata favorita, specie in Italia, dalle politiche apertamente xenofobe e omofobe delle destre e dall’assenza di valide politiche delle sinistre. Si cerca, come fu quasi trent’anni fa con l’AIDS, di associare alla figura degli omosessuali un concetto di insanità contagiosa, di malattia incurabile e troppo facilmente trasmettibile. Ed ecco come ritorna nel sentire comune il bisogno di dover riportare gli omosessuali verso un’esclusione sociale e legislativa che diventi trasparenza, inesistenza. Proprio nel decennio in cui i soggetti LGBIT lottano per il riconoscimento dei propri diritti, in primis il matrimonio, le destre e la Chiesa rispolverano il concetto di Sacra Famiglia, basata sul patriarcato e sul fallocentrismo (tant’è che la figura della donna non è mai stata presa in considerazione, né in positivo, né in negativo. Mai nessuno scandalo ha nemmeno riguardato le donne lesbiche!)
Ancora prima di richiedere ogni forma di diritto dobbiamo quindi lottare per una vera LAICITA’ dello Stato.

Dobbiamo ribadire che non esiste solo un matrimonio religioso, ma che è molto più importante (per una tutela giuridica) il contratto firmato con il matrimonio civile. Dobbiamo, soggetti queer e donne femministe, lottare contro un sistema sociale fallocentrico ed autoritario. Riadattare, come è sempre successo nella storia, il concetto di famiglia alla realtà attuale, dando valore ai soggetti non in quanto nucleo ma perché INDIVIDUI.
Strumentalizzare l’aborto inoltre paragonandolo alla pena di morte e strumentalizzare la pedofilia come tratto frequente nell’omosessuale malato sono, per noi, l’escamotage utile per NON dire ciò che deve essere urlato: che la chiesa ancor'oggi non condanna la pedofilia e gli abusi sessuali commessi da alcuni dei suoi appartenenti e che il diritto all'aborto è una scelta intrinsecamente femminile, che pertanto spetta
alla donna.

Noi rivendichiamo la responsabile autodeterminazione di soggetti quali le donne, i gay i/le bisex, le lesbiche, i/le trans.
È ormai indispensabile l’unione di tutti i soggetti QUEER (etero compresi) e di tutte le donne per dar vita ad una lotta culturale e pratica, affinché anche chi è convinto della nostra trasparenza faccia un passo indietro, permettendo a noi di avanzare.


Sabato 8 Maggio H 19.00 volantinaggio-presidio via Venezia-vicinanze ex caffè sotto il mare.
Per adesioni kettyafrica@libero.it

Cime di queer –collettivo Lgbtiq: http://cimediqueer.splinder.com/ 3298544109
Clitor(i)dee-collettivo femminista:
http://collettivoclitoridee.blogspot.com/2009/12/blog-clitoridee.html 3883685324

venerdì 23 aprile 2010

Mooladè (clip di 5 min)



Mooladé, un film contro l’infibulazione

Mooladé è una parola antica, esprime la nozione del diritto di asilo ed è la protezione che si accorda a chi è in fuga. Il film, presentato in Italia da Lucky Red e Amnesty International, racconta la storia di Collé Ardo, una donna sposata a una delle personalità del villaggio e che si oppone a questa pratica, a cui quattro ragazzine chiedono aiuto per non essere sottoposte alla Salindé (parola mandinga che indica l'escissione).
Il Moolaadé è una convenzione orale dal forte valore giuridico allo stesso modo in cui l'infibulazione regolamenta l'intero villaggio: le donne che la rifiutano non possono sposarsi e nonostante la Mooladé possa essere interrotta solo dall'interessata, questa può essere costretta dal marito con la forza. Nel film accade proprio questo: le donne tradizionaliste si ribellano, e le quattro bambine, vengono infibulate. Solo quando una di loro muore per un'infezione le donne si ribellano.
«La Salindé è una cerimonia rituale profondamente radicata nelle nostre abitudini» ha ricordato l'83enne regista del film un'intervista rilasciata alla presentazione a Cannes. «La Salindè è un grande evento nell'esistenza della donna, generalmente si svolge ogni sette anni, sotto lo sguardo benevolo degli uomini. Niente è abbastanza bello e abbastanza caro per il fasto della festa che viene dato in quella occasione».
Durante le due settimane che precedono l'ingresso nel bosco sacro, le madri e le zie preparano psicologicamente le loro figlie. Queste devono sopportare il dolore fisico, senza gridare, senza gemere. Il morso vivo, bruciante della lama deve essere domato, dominato. Controllare il dolore acuto, è la prova che, divenuta donna, la giovane ragazza saprà superare i tormenti e le afflizioni dell'esistenza. Al contrario, una ragazza che non ha subito escissione è una Bilakoro, è impura per il matrimonio».
«La Salindé eleva la giovane ragazza al rango di sposa. La pone all'apice dell'onorabilità, la incorpora al cerchio retto delle madri felici e la irradia di felicità. La donna che ha subito l'escissione è simbolo di purezza. È l'onore di suo marito, della sua famiglia allargata. La Salindé permette agli uomini di controllare la fedeltà e la sessualità delle loro spose. Per quanto mi riguarda sono un fervente sostenitore dell'abolizione dell'escissione. Questo da sempre. Ma ancor più in un periodo come questo che vede l'estendersi a macchia d'olio dell'aids».
Moolaadé è stato girato interamente nel Burkina Faso:«È lì, a quattrocento chilometri da Ouagadougou, che ho trovato il villaggio di cui avevo bisogno. È un villaggio circondato dal verde, che in qualche modo simbolizza l'universo mandingo che volevo ricreare. Si trova in prossimità di Mali e della Costa d'Avorio». L'attrice che interpreta Collé Ardo, Fatoumata Coulibaly, è del Mali: «Lei stessa ha subito un'escissione. A Mali, non ci sono leggi contro l'escissione, contrariamente a quanto avviene in Senegal o nel Burkina» ha spiegato il regista tempo fa. «Sono tornato al villaggio del Burkina Faso per presentare il film, tutti gli abitanti vi hanno recitato e le donne erano contente che venisse sollevato il problema dell'escissione».
Il 2 e il 3 febbraio del 2005 si è tenuto a Gibuti la conferenza per l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. Tante le testimonianze delle donne presenti in sale, tante le storie di vita. «Credete - ha confessato il ministro della Sanità di Gibuti, Mohamed Kamil - che, amando le nostre donne, sia facile spingerle a un rapporto che nel migliore dei casi non dà nessun piacere, nel peggiore provoca sofferenza? Credete che sia facile pensare con quanti rischi e quanto dolore, cento volte maggiore di quello delle donne non mutilate, le nostre madri ci hanno partorito? E vi diciamo che non vogliamo neanche sentire parlare di forme simboliche, tanto per rispettare il rito. Perché è proprio il simbolo, il concetto di violazione del corpo femminile che va sradicato».

Ogni anno due milioni di ragazze sono sottoposte a mutilazioni genitali: le nazioni Unite hanno stimato che siano 120 milioni le donne al mondo che le hanno subite. Si tratta nella stragrande maggioranza di donne che vivono in Paesi africani, in alcune zone della penisola arabica e dell'Indonesia ed è diffusa nelle comunità immigrate in Europa, America e Oceania. Sono tre i tipi di mutilazioni genitali praticati: la clitoridectomia (in cui viene tolta tutta, o parte, della clitoride), l'escissione (l'asportazione della clitoride e delle piccole labbra) e l'infibulazione, la forma estrema, che prevede oltre alla clitoridectomia e all'escissione anche il raschiamento delle grandi labbra, fatte aderire in modo da ricoprire completamente, a cicatrizzazione avvenuta, l'apertura della vagina (eccetto un piccolo orifizio per far defluire urina e sangue mestruale).
Le donne del Comitato interafricanohanno celebrato due anni fa 20 anni di battaglie contro queste pratiche e hanno decretato il 6 febbraio come giornata mondiale contro le mutilazioni. L'Italia - che ha impiegato tre anni per far uscire la pellicola premiata a Cannes - ha approvato lo scorso 22 dicembre 2005 una legge che le vieta e stabilisce pene fino a 12 anni di reclusione per chiunque pratichi interventi di mutilazione, con un aggravamento se a essere mutilato è un minore.

Manuela Magistris

La straniera: secondo numero dei Quaderni Viola


CLASSE, GENERE, IDENTITA'
Ragionamenti su razzismo e sessismo
PRESENTAZIONE del secondo numero dei quaderni viola "LA STRANIERA"
Autrici Varie - Edizioni Alegre
con Lidia Cirillo (femminista e co-atrice)
MERCOLEDI' 21 APRILE
H 20 al Glamorama Caffè (Strada Palazzo di Città, 51 Barivecchia)

Recensione
alcuni articoli sul Corriere della Sera: dibattito su femminismo e libertà delle donne

Il Corpo Delle Donne (Parte 3)

Il Corpo Delle Donne (Parte 2)

Il Corpo Delle Donne (Parte 1)